casa passiva bioedilizia

Energie zero: le prospettive delle case del domani

Quando la passività diventa sinonimo di eccellenza.

Ebbene sì, non è un elogio alla pigrizia, ma contro qualsiasi forma di iperattività quando si parla
della casa del domani, l’epiteto “passiva” è un vero e proprio attestato di stima.
Non è nuovo, per intendere la “casa passiva”, tra gli addetti ai lavori il termine nZeb (near Zero
energy building) con il quale si individuano le abitazioni che hanno energia nulla o che hanno un
fabbisogno energetico tendente allo zero. Autosufficienti grazie alle tecnologie e allo sfruttamento
di fonti rinnovabili. Un conseguente impatto ambientale limitato con la garanzia di prestazioni
invariate.

Già sette anni fa, sulla scia degli accordi sul clima stipulati con il Protocollo di Kyoto, con la
Direttiva Europea 31/2010 (ePBD, Energy Performance Building Directive) nel vecchio Continente
si è provato a fare un quadro descrittivo e normativo di questo tipo di edifici per stimolare lo
sviluppo e l’investimento. Questa normativa europea obbliga gli stati membri a realizzare le nuove
costruzioni secondo questi standard di consumo nullo dal 31 dicembre 2020.
Da tale data, quindi, in base alle interpretazioni nelle legislazioni nazionali,
avanzeranno nuove idee e opportunità per i progettisti nel rivalutare la costruzione di pareti,
impianti di riscaldamento o di approvvigionamento energetico. Basti pensare alle tegole fatte dai
pannelli solari, le coperture ventilare e i cappotti alle pareti.

La casa passiva, per essere definirsi tale, oltre al rispetto di determinati parametri che qui
riportiamo, deve ottenere la certificazione dal Passive House Institute di Darmstadt in Germania
(anche se il primo metodo di certificazione energetica, CasaClima, risale al 2002, per rispondere
alle sollecitazioni dell’Unione Europea, stilava una graduatoria in base al consumo energetico
dividendo le abitazioni in sette categorie).

Ma soffermiamoci sui parametri essenziali:
– consumo energia primaria annua inferiore a 120 kWh/mq
– riscaldamento inferiore a 15 kWh/mq annui
– tenuta dell’aria di n50≤0,6/h
– trasmittanza (quantità di calore scambiato da un materiale o un corpo) U=0,15 W/m2K per pareti
opache e U=0,80 W/m2K per pareti finestrate.

Per rispondere a queste richieste ci sono un gran numero di soluzioni che miscelate possono dare
ottimi risultati, ad esempio l’isolamento esterno e interno dell’edificio, l’utilizzo di vetri a più
camere, un corretto orientamento dell’edificio, l’introduzione di schermature solari per far fronte al
surriscaldamento estivo o l’eventuale impiego di tetti verdi.

Non stiamo a ripetervi che i vantaggi della bioedilizia non sono solo energetici, se consideriamo la
resistenza e la risposta a calamità ambientali come i terremoti o la possibilità del recupero e riciclo
dei materiali.
Pensiamo che ci sia qualcosa di più profondo in questa nuova concezione dell’abitare, dalla ricerca
di una sinergia tra comfort e sostenibilità, tra igiene, comodità e risparmio energetico, alla ricerca di
una simbiosi tra umanità e natura.

incentivi edilizia rurale

Incentivi in Toscana: i risparmi dell’investire senza invadere

Problemi a orientarsi nel labirinto burocratico?
Può succedere che il linguaggio normativo e giuridico nelle leggi appaia opaco o poco chiaro, per
usare un eufemismo. Sgravi,oneri fiscali, detrazioni, incentivi, agevolazioni possono scoraggiare.
Allora sinteticamente e schematicamente facciamo un quadro sulle possibilità di risparmio in
Toscana nel 2017.

Urbanistica regionale. Risparmi sul recupero dell’edilizia rurale

Due mesi fa il Consiglio Regionale della Toscana ha approvato un’importante modifica alla Legge
65/2014 per la tutela del paesaggio. Questa ha stabilito i vincoli e le agevolazioni fiscali (che
variano in base agli specifici casi) per il recupero dei casolari abbandonati all’interno del territorio
regionale, accompagnate anche da risparmi su oneri comunali.
Un messaggio che si inserisce in una vision generale importante. Basti pensare alle sperimentazioni
promozionali contro lo spopolamento delle campagne e l’abbandono dei borghi come le case a un
euro del comune di Montieri nel grossetano (proprio gli stessi che fanno parte dell’identità storica e
dell’attrattiva turistica dell’amata Toscana).

Ma non divaghiamo con immaginari campestri idilliaci e torniamo all’emozionante normativa. In
questo modo, fatto salvo gli edifici in aree a rischio idraulico o geomorfologico, per gli immobili
non sottoposti a vincolo di restauro conservativo, sarà possibile ottenere anche un aumento
volumetrico. Questo però, e arriviamo al nostro core business, solamente nel caso in cui vengano
effettuati interventi per aumentare l’efficienza energetica e la sicurezza sismica nell’ottica di
limitare il consumo di suolo rivalutando gli immobili esistenti.

Un bonus per la riqualificazione energetica

Tra gli incentivi previsti nell’edilizia nel 2017 non possiamo non presentarvi, seppur brevemente,
l’Ecobonus. Parliamo di un vero e proprio bonus per chi sceglie di attuare miglioramenti energetici
alla propria abitazione.
Un range variabile di risparmio che va dal 65% per le riqualificazioni nelle case singole fino al 75%
negli edifici condominiali e al quale possono fare riferimento oltre alle persone fisiche, anche
associazioni tra professionisti, contribuenti titolari di reddito d’impresa ed enti pubblici o privati che
non svolgono attività commerciali. Tutti con un unico comune denominatore: le detrazioni
avvengono in 10 rate annuali e si deve trattare di edifici già esistenti (per rimanere in tema con la
rivalutazione di ciò che già abbiamo senza invadere ulteriormente gli spazi).

Ma quali lavori di riqualificazione sono detraibili?

  • Fino a 100mila euro: riqualificazione globale edificio
    70-75% di massimo 40mila euro (per ogni unità abitativa condominiale): rifacimento involucro
    esterno e miglioramento dell’efficienza energetica sia estiva che invernale.
  • Fino a 60mila euro: coibentazione di tetti, pareti e pavimenti insieme alla sostituzione di finestre e
    porte, o installazione di pannelli solari termici.
  • Fino a 30mila euro: passaggio a impianti di riscaldamento con caldaia a condensazione, pompe di
    calore o sistemi geotermici. (in alternativa la sostituzione dell’impianto di riscaldamento dell’acqua
    sanitaria con uno a pompa di calore).
costruzioni in legno

Green building: le tecnologie più diffuse per l’edilizia in legno

Incuriosito dalle evoluzioni del green buiding?
Eccoti qui una piccola guida per orientarti tra i sistemi costruttivi più diffusi per realizzare immobili
ecosostenibili.

Prima di tutto occorre sapere che ogni struttura in legno, qualsiasi uso se ne voglia fare, si
caratterizza e si distingue in base ai prodotti usati per la struttura portante delle pareti. Quindi,
subito arriviamo a una suddivisione sulle costruizioni bio: leggere e massicce.
Nel primo caso, per le leggere, l’isolamento e la struttura portante le ritroviamo sullo stesso piano
mentre per quelle massicce, queste rimangono distaccate (solitamente costituite da legname di
conifere avendo una massa più elevata, riescono a immagazzinare maggiore energia).

Prima di fare una passo avanti, una nota comune che può essere fondamentale: indipendentemente
dalla scelta, in entrambi i modelli è possibile scegliere e generare il rivestimento interno e le
facciate esterne.
Speriamo di non avervi spaventato con questi tecnicismi, perché dobbiamo andare nuovamente a
grattare la superficie dell’immenso campo dell’ingegneria (bio)edile. Scopriamo così che,
generalmente, il complesso portante può essere formato da elementi di tipo piano di grandi
dimensioni, nel caso di strutture massicce, o da elementi di tipo lineare con pannellatura sottile, per
le leggere.

Nella bioedilizia sono tre i sistemi costruttivi maggiormente utilizzati:
– xlam
Parliamo di pannelli multistrato che hanno funzione portante e solitamente polivalenti in quanto
vengono utilizzati per realizzare pareti, solai e coperture, con lo spessore che può variare in base
alle stime e le analisi degli esperti. La struttura a lamelle incrociate realizzate con materiali di
elevata qualità e incollate in modo duraturo garantisce un’assoluta stabilità e solidità dimensionale e
un’eccellente rigidità degli elementi.
– telaio
Si tratta di un sistema ampiamente consolidato che prevede la realizzazione della struttura mediante
un sistema a traliccio basato su travi (massiccio o lamellare). I vuoti vengono riempiti con isolante
(solitamente fibra di legno o lana di roccia) e il tutto viene chiuso da pannelli in legno truciolare o
multistrato. L’interno viene finito a cartongesso o fermacell, mentre all’esterno si si può trovare un
isolamento a cappotto intonacato (di materiale e spessore variabile).
– blockbau
Di origine antichissima e diffuso in gran parte del globo è un tipo di costruzione nel quale le travi
vengono sovrapposte orizzontalmente per formare le pareti garantendo un’ottimale risposta a eventi
sismici. Negli angoli vengono intagliate ed incastrate l’una con l’altra. Esistono varie forme e
tecniche esecutive di incastri ad angolo nelle diverse aree geografiche. Quello a mezzo legno con
asportazione di materiale da un solo lato è il più semplice e primitivo, che risale addirittura all’età
del bronzo.

casa in legno housewood

Legnami da costruzione: design e caratteristiche

“Il legno è materia nobile e strana, non è più terra e carne non è ancora; è come il latte che non è
sangue ma è già più che acqua” Luigi Santucci, 1969.
Partiamo così, con una citazione che ha del poetico e che con tutte le probabilità, non può che
confonderci le idee se non siamo esperti del settore.
Soprattutto se la finalità dell’articolo sta nel cercare di giungere insieme a stilare un quadro quanto
più schematico del legno per costruzioni (travi, pilastri, infissi, ecc.) tra design e caratteristiche.
Facciamo questo perché l’identificazione di un campione di legno è un’operazione tutt’altro che
semplice, infatti, anche l’esperienza tecnica generalmente non basta e occorre la valutazione
attraverso il microscopio, soprattutto se si ha a che fare con specie lignee importate da aree
climatiche temperate o tropicali di altri continenti.

Se siete appassionati di quest’affascinante materiale o esperti di botanica, scrollate pure; altrimenti,
una piccola breve premessa.
Quando pensate a una casa in legno vi appare una un’immagine semplice, standard, neutra di un
edificio di colore marroncino, omogeneo, assimilabile a una baita di montagna?
Se sì. Siamo qui a dirvi che c’è qualcosa di più (e forse riaffioreranno ricordi dei banchi scuola).

Generalmente possiamo dividere le piante di derivazione del legname da costruzione in due classi
principali:
latifoglie (foglie a lamina larga o espansa): ci troviamo all’interno della categoria delle
angiosperme dicotiledoni alla quale appartengono ad esempio le querce, i faggi e i pioppi.
conifere (foglia affusolata e appuntita): siamo tra le gimnosperme aghifoglie, comunemente anche
definite resinose, come i pini, gli abeti e i larici.

Scendendo più in profondità, nello specifico, possiamo distinguere tra legni duri, resinosi, bianchi
(o dolci) e pregiati (o di importazione).
Qui sotto elencate alcune specie con le principali caratteristiche e usi di design interno ed esterno
(quest’ultimo vede il pino e l’abete tra i principali legnami usati per le pareti, ma per le tecnologie
progettuali ci ritorneremo più avanti).

Legni Duri

Rovere: quello che vediamo nelle traversine ferroviarie. Lavorazione agevole, aspetto gradevole e
diametro di circa 1 metro.
Farnia: diametro simile al Rovere. Usato nell’edilizia navale. Ottimale per travi, serramenti, mobili
ed arredamento.
Olmo: pavimenti in listoni, mobili e arredamento. Lavorazione semplice.
Noce: legname molto pregiato e colore scuro. Sia mobili che elementi massicci.
Castagno: la durata nel tempo è il fattore caratterizzante. Usato per infissi, arredamento e
rivestimenti.
Faggio: si ritrova oltre che nei mobili anche nei pavimenti. Attenzione al tarlo.
Frassino: colore giallo roseo, resistente e perfetto per l’arredamento.

Legni Resinosi

Pino: diverse specie utilizzabili. Tra falegnameria, cantieri navali ed edilizia si caratterizza per la
significativa resistenza.
Larice: di aspetto rossiccio e di lunga durata. Usato per serramenti, rivestimenti e pavimenti.
Abete rosso: la facile lavorazione lo rende il più diffuso per tetti, solai, impalcature e casserature per
calcestruzzo.
Cipresso: utilizzato per scale e arredamento, duro e resistente agli attacchi dei parassiti.

Legni Bianchi

Carpino Bianco: si ritrova nelle pavimentazioni ma di lavorazione non molto semplice.
Acero: poche difficoltà di lavorazione rispetto al precedente ma usi similari.

La nostra “uscita” tra i boschi e le foreste alla scoperta di cosa ci può offrire la natura si ferma qui.
Vi aspettiamo alla prossima.

casa bioedilizia

Bioedilizia: costruire la vita, costruire con la vita, costruire per la vita

Costruire, fare, realizzare con materiali naturali, biologici ed eco sostenibili. Tutte parole che
suonano in sintonia con l’idea di un futuro più verde, e di conseguenza più roseo.
Niente termini tecnici, nessuna normativa o burocrazia. Oggi, insieme, facciamo un piccolo e
particolare viaggio tra lo storico e l’etimologico per avvicinarci al mondo della bioedilizia.
Quante volte abbiamo sentito parlare di bio negli ultimi due decenni? Agricoltura biologica,
coltivazione biologica, preservazione della biodiversità e via dicendo…
Una parola che è entrata nel lessico quotidiano dopo essere stata relegata al solo ambito scientifico,
in particolare accademico, per molti anni, forse troppi.

In quanto esseri umani, come possiamo non parlare del termine “bios”. Una parola che, come molte
altre deriva dall’antica Grecia e che in quattro lettere sintetizza la nostra esistenza stessa. La vita.
E come non farlo insieme alla parola, sempre dal greco, “aedes”.La casa.

La costruzione e la realizzazione di abitazioni, ancor prima di opere architettoniche artistiche, sono
state alla base dello sviluppo dell’essere umano in migliaia di anni di storia e sopravvivenza.
Nella cultura occidentale, la ricerca di un luogo dove trovare riparo dalle avversità climatiche, sicurezza e
spazio. Dove trovare riposo dallo stress, privacy dalla vita pubblica o dedicarsi alla convivialità con
famiglia e amici.

Un luogo, piccolo o grande che sia, nel quale viviamo per gran parte della nostra vita.
Insomma, il luogo in cui puoi sentirti libero di essere come vuoi! (geniale slogan dell’ultimo spot dell’Ikea).

Sbagliamo forse se azzardiamo a dire, in particolar modo in Italia, che l’ambiente costruito,
domestico o lavorativo, rappresenta uno dei determinanti sociali di salute più importanti? A voi la risposta!

Abbiamo quasi finito. Altre quattro righe e l’ultimo punto interrogativo prima di tornare a fare
qualsiasi cosa stavate facendo.
Se il “bios” è parte intrinseca dell’umanità, l’ “aedes” ne ha caratterizzato il percorso e l’evoluzione
nel mondo, una domanda, tutti, dovremmo porcela. Per far fronte alle necessità e alle sfide future,
per generare un ambiente usabile, ergonomico e stabile nel tempo per le generazioni a venire,
possiamo permetterci ancora di mantenere la bioedilizia chiusa in una nicchia?

Isolanti bioedilizia

Isolanti bioedilizia: 5 alternative per la vostra casa

La decisione sull’acquisto di un immobile è chiaramente un processo difficile, che corrisponde
spesso a un’importante investimento e che necessita di attente valutazioni sulle opportunità.
Numerosi possono essere i fattori e i dubbi prima di uno dei passi più significativi della vita.
Pensiamo al problema della temperatura se scegliete di trascorre la vita domiciliare in campagna e
montagna immersi nella bucolica natura italiana, oppure il rumore e lo smog nel caso optiate per
un’abitazione in città, casomai vicino al luogo di lavoro, di svago e ai servizi.
Ottimo.

In questo articolo proviamo a darvi una mano e vi riveliamo 5 isolanti bio per l’edilizia del
futuro.

– Fibra di legno

Il pannello in fibra di legno è permeabile al vapore acqueo e consente un tipo di costruzione a
diffusione aperta (μ =5). L’effetto termoisolante è buono (circa 0,04 W/mK) e per di più, rispetto ad
altri materiali isolanti, ha una maggiore capacità di accumulo del calore e proprietà fonoisolanti
apprezzabili. La capacità di accumulo del calore dei pannelli è importante soprattutto a livello di
sottotetto dato che consente di ottenere un buon sfasamento nonché smorzamento dei picchi termici.
Nelle sezioni ad alto rischio di umidità vanno previsti pannelli idrofobizzati preferibilmente con
aggiunta di resina naturale. Classe di infiammabilità 2, infiammabile normalmente.

– Sughero

Combina buone proprietà termoisolanti (circa 0,04 W/ mK) con un’elevata capacità di accumulo del
calore. Il sughero è in grado di accumulare una quantità di calore maggiore rispetto alle fibre
minerali. I pannelli isolanti in sughero sono relativamente insensibili all’umidità e in caso di
influsso dell’umidità perdono poco del loro effetto isolante. Il coefficiente di resistenza alla
diffusione del vapore acqueo μ per i pannelli in sughero agglutinati è (μ=8) e per i sughero
granulato è (μ=5). Il sughero presenta una stabilità di forma e una permanente elasticità. Rimane
insensibile agli insetti ed ai funghi. La posa del sughero non comporta alcun problema. Il sughero
presenta un grado di infiammabilità normale (classe 2), con vetro solubile diviene difficilmente
infiammabile (classe 1).

– Canapa

La canapa è una pianta coltivata molto robusta e per niente delicata, ideale alle nostre latitudini
anche per la coltivazione biologica. La fibra di canapa è estremamente resistente allo strappo e
all’umidità. Quest’ultima può essere assorbita fino ad un terzo del proprio peso netto ed asciugarsi
senza alcuna dispersione termica. Presenta inoltre una capacità di accumulo del calore migliore
rispetto a quella di altri materiali isolanti a base di fibre minerali come lana di vetro e di roccia.
Secondo le indicazioni dei produttori, il prodotto essendo privo di proteine e contenendo delle
sostanze amare, presenta una certa resistenza contro la putrefazione, i parassiti, i roditori e la muffa.
Le proprietà termoisolanti sono buone (coefficiante 0,040 W/mK), la resistenza alla diffusione del
vapore acqueo (μ è 1). Con un trattamento impregnante a base di soda, fosfato di ammonio o di sali
di boro si raggiunge una classe di infiammabilita 2.

– Vetro cellulare

ll vetro cellulare è stagno al vapore e all’acqua μ=infinito, vale a dire che non assorbe alcuna
umidità. E’ un materiale resistente al gelo ed alle condizioni atmosferiche, nonchè alle forti
compressioni. I pannelli sono comunque relativamente leggeri e non infiammabili, non putrescibili
e resistenti ai solventi organici e agli acidi. Le proprieta termoisolanti possono essere paragonate a
quelli di altri materiali isolanti con un valore che varia tra 0,04 e 0,05 W/mK.

– Lana di roccia

La lana di roccia presenta proprietà termoisolanti buone (0,035-0,04 W/mK), una buona resistenza
all’invecchiamento e una stabilita dì forma esauriente se il materiale isolante è protetto contro
l’umidità. La conduttività termica aumenta fortemente con una leggera umidificazione. I materiali
isolanti a base di fibre minerali devono pertanto essere protetti molto bene contro l’umidita. E’
permeabilie al vapore (μ = 1-2), resistente ai parassiti e non putrescibile. Classe di infiammabilità 1,
non infiammabile. In caso di incendio, a partire dalla temperatura di circa 250°C, il legante si
volatilizza provocando un inseccamento del materiale isolante.

bioedilizia

Il mercato della bioedilizia: trend in crescita nel 2017

Il mercato immobiliare ha vissuto momenti difficili dal 2008 con la crisi e la recessione, ma
qualcosa, eppur, si muove, e anche velocemente.
Qualche pubblicazione fa vi avevamo lasciato con una domanda (retorica) sulla possibilità di
lasciare l’architettura sostenibile in una delle tante nicchie della coda lunga del mercato globale.
Senza arrivare a un’analisi di ampio respiro, partiamo in chiave glocal, come insegnava il sociologo
polacco Zygmunt Bauman per orientarci al meglio nel mondo globalizzato. Allora cerchiamo di
orientarci nel mercato nazionale e internazionale della bioedilizia.

Nonostante la crisi del mercato immobiliare, stando ad una ricerca di mercato stilata e pubblicata da
Immobilgreen nel 2016, 7 italiani su 10 che hanno intenzione di costruire una nuova abitazione, non
conoscono il potenziale e nemmeno le caratteristiche alternative delle case in legno considerare
insicure o assimilabili alle baite di montagna o ai prefabbricati utilizzati come magazzino. Quindi
messe da parte a priori. Probabilmente, oltre che da un’assenza di comunicazione trasparente, anche
da una tradizione che vede il mattone e il calcestruzzo principi dell’edilizia italiana.

Tuttavia, oltre all’occhio estetico, anche l’occhio economico vuole la sua parte e secondo i risultati
delle interviste, l’80% sarebbe comunque favorevole nel caso in cui le abitazioni in legno abbiano
un prezzo inferiore.
Da aggiungere poi il risparmio sull’uso. Alcune stime prevedono addirittura un 20% in meno delle
spese in bolletta, accompagnate dalla riduzione delle emissioni di Co2.
Uscendo dai confini nazionali, se prendiamo in considerazione le informazioni diffuse dall’indagine
del Trasparency Market Reserch, le statistiche sull’evoluzione dell’eco edilizia sono incoraggianti.
La scorsa estate, il mercato valeva ben 105 miliardi di dollari. Ma il dato che fa più riflettere in
chiave ottimistica sono i tassi di crescita annuali del 19%.

Il mercato globale sta quindi crescendo (anche in Italia, con l’aumento di domanda di bioedifici in
zone costiere e dell’entroterra oltre alle zone montuose), ma forse troppo lentamente rispetto alle
potenzialità di miglioramento della qualità di vita e agli orientamenti riscontrati nelle ricerche.
In base alle rilevazioni di I-Com, Enea e Fiaip sull’andamento della compravendita degli immobili
ad alta efficienza energetica, il mercato delle abitazioni in classi superiori (A e A+) sono in salita del
10%, acquistando circa il 4% in più rispetto alle stime del 2013. Anno in cui in Italia le costruzioni
in legno sono aumentate del 6%.

E allora ritorniamo alla Coda Lunga e alle numerose nicchie, citate inizialmente, di Chris Andersen,
non da omologare, ma da consapevolizzare di vantaggi e svantaggi per scelte future.
Nell’epoca del sovraccarico informativo, c’è una necessità di comunicazione più trasparente,
riconoscibile e organica per rispondere proprio a quel circa 80% di persone che se fosse a
conoscenza in modo chiaro dei vantaggi, investirebbe in bioedilizia.

architettura sostenibile

La necessità di gettare le fondamenta per un futuro sostenibile. 40 anni fa. La nascita dell’architettura sostenibile nei paesi industrializzati.

Anni ‘70. Rivoluzione post industriale. Crisi petrolifera. Nascono i valori post materialistici. Nuove
visioni del mondo. Nasce l’architettura sostenibile.

È proprio al culmine del consumismo materiale che entra nella nostra sfera pubblica sempre più
densa di valori, ruoli e persone, l’ecologia. Non è più importante solo avere un bene di consumo.
Si inizia a pensare più in profondo al bene in termini di salute e risorse. Per noi, per gli esseri viventi
intorno a noi e per il territorio che ci ospita. In questa maniera, oltre all’utilizzo, diventa interessante
come è stato pensato, creato e come verrà smaltito.

Questo perché la questione dell’inquinamento atmosferico, il riscaldamento globale e la
sostenibilità energetica connesse al benessere economico e sanitario iniziano a preoccupare alcune
fasce della popolazione, spalancando così le porte dell’agenda pubblica alle idee ecologiste.

Il mix con l’architettura e l’edilizia diventa inevitabile e si inizia a parlare di architettura sostenibile
per cercare di rispondere alla necessità di un cambio di passo in chiave green.
L’architettura, anche quando si caratterizzava artigianalmente e non come una vera e propria
tecnologia, ha sempre cercato di sfruttare al meglio le possibilità della natura circostante. La scelta
del sito di costruzione, l’esposizione ottimale rispetto a sole, corsi d’acqua, vento e la scelta di
materiali ad hoc hanno caratterizzato nel tempo i principi dell’architettura residenziale alla ricerca
di maggiore comfort e igiene.

Come per i processi industriali, è nel corso del XIX e XX secolo che, con la scoperta e l’utilizzo dei
combustibili fossili, l’architettura mette parzialmente da parte il legame con l’ambiente per
sperimentare realizzazioni innovative. Ma, come detto poche righe più su, l’innalzarsi dei prezzi
delle energie, i tassi di inquinamento urbano nei piccoli e grandi centri abitati ed il problema del
rifornimento energetico spingono il mondo dell’edilizia a sperimentare strade e vie alternative alle
costruzioni che hanno esponenzialmente coperto ettari di terra.

Il risparmio diventa il leitmotiv dell’bioarchitettura.
Risparmiare energie, risparmiare suolo, risparmiare salute. Queste tre issue inserite nell’ottica
sistemica di voler conciliare l’uomo con la natura attraverso la sana manipolazione di quest’ultima
per il fabbisogno umano (il che appare a primo acchito pure un paradosso, ma non è così).

La sostenibilità si basa su tre pilastri, che sono causa ed effetto del nuovo approccio
architettonico:
1) Carrying Capacity della Terra.
2) Il Secondo Principio della Termodinamica.
3) L’accettazione delle ipotesi di Herman Daly.

Muovendosi a ritroso, partiamo dalle ipotesi dell’economista statunitense considerato il padre della
teoria della sostenibilità. Secondo Daly, l’utilizzo di risorse rinnovabili non deve superare il loro
tasso di rigenerazione. Inoltre, l’immissione di sostanze inquinanti, in qualsiasi stato, non deve
essere maggiore alla capacità di metabolizzazione dell’ambiente stesso. Infine, ridurre
progressivamente fino alla cessazione l’uso delle risorse non rinnovabili.

Appare chiara la necessità di un limite autoimposto, in un epoca in cui tutto sembra possibile, alla
libertà di azione umana sul pianeta in base ai primi due principi: la soglia fisica agli usi e alle
trasformazioni energetiche e la consapevolezza della limitatezza della terra e di non doverne
abusare.

Tra i capisaldi dell’architettura sostenibile non può mancare l’attenzione ai consumi energetici.
Occorre infatti porre un occhio vigile sulla posizione bioclimatica (esposizione a vento, sole e
ombra), la coibentazione dell’involucro edilizio (ridurre gli sforzi per mantenere una temperatura
ideale tra inverno ed estate), la predilezione per le fonti rinnovabili (biomasse, geotermia,
fotovoltaico, solare termico, micro eolico) e l’efficienza degli impianti (ridurre i consumi
mantenendo o elevando le prestazioni).

Infine l’orientamento ultimo dell’approccio: il benessere di chi ci abita. Sebbene si ritrovino
elementi minimalisti e orientati al risparmio e al riciclo, l’obiettivo ultimo rimane il benessere
psicofisico di chi l’abitazione la vive a tutto tondo. La casa, infatti, si lega sia agli aspetti naturali
esterni che a quelli economici e sociali in un sistema interattivo alla ricerca di equilibrio tra essere
umano e ambiente.

progettisti bioedilizia

Architettura di oggi, di ieri e di domani: progettisti in green

Apriamo gli orizzonti della bioedilizia.
E muoviamoci alla scoperta di qualche fonte di ispirazione.
Cari lettori, curiosi e appassionati, per una volta sentivamo il bisogno di provare ad andare oltre la
bioedilizia residenziale e imprenditoriale (sulla quale, state tranquilli, abbiamo ancora molto di cui
raccontarvi e su cui aggiornarvi tra possibilità, normative e nuove tecnologie) e abbiamo deciso di
aprire una piccola rubrica settimanale alla scoperta dei grandi progettisti mondiali che hanno scelto
di puntare sull’architettura sostenibile.

In questo primo “incontro” però, ci limitiamo a una breve presentazione della nuova rubrica. Come
detto, ampliamo i confini ma rimaniamo fortemente e orgogliosamente stretti a doppio filo con il
tema dell’edilizia e del suo impatto ambientale.
Come ogni scuola di pensiero che si rispetti, anche il green building ha dei capisaldi sui quali
basarsi e a cui non si può rinunciare e delle figure e delle opere a cui ispirarsi.

Per i primi parliamo della ricerca e dell’uso di particolari materiali, valori e prodotti senza i quali
l’architettura rispettosa dell’ecosistema non può definirsi tale.

  • Durevolezza: l’idea del lungo periodo è essenziale, soprattutto presa in considerazione
    l’innalzamento dell’aspettativa di vita delle persone.
  • Materiali naturali e certificati: di facile rintracciabilità, possibilmente derivanti dal territorio
    limitrofo, ma specialmente da fonti rinnovabili.
  • Materiali recuperati e ristrutturati: qui l’usato acquista maggiore importanza del nuovo. L’idea
    della resilienza e della riutilizzo, come il riciclo in base alle opportunità e alle necessità è valore
    aggiunto per aumentare le prestazioni.
  • Fabbricazione efficiente: ottimizzare i consumi riducendo al minimo gli sprechi evitando la
    sovraproduzione di rifiuti, emissioni e scorie dannose e inquinanti (fumi, gas e smaltimenti).
  • Disponibilità locale: l’aspirazione al km zero non solo per una questione di costi ma per un’idea di
    legame con l’economia e le possibilità della natura circostante.

Tra i progettisti che andremo ad approfondire ritroviamo personalità made in italy come Renzo
Piano e Mario Cucinella, ma ci muoveremo in avanscoperta anche di guru dell’architettura,
possiamo chiamarli così, internazionali come Norman Foster, Richard Rogers, Shigeru Ban, e molti
altri insieme alle loro opere in chiave green di respiro e critica mondiale.

Dal nostro piccolo, vi aspettiamo per fare un grande viaggio dal proprio laptop, tablet o smartphone
nell’universo del green building!

casa in legno

Edilizia in legno, i falsi miti e la rivincita del secondo porcellino.

Per cercare nuovi stimoli oggi ci muoviamo tra narrativa fiabesca e bioedilizia.
Dov’è il nesso? Vi chiederete se ci hanno hackerato il blog o non sappiamo più di cosa parlare?
Beh, né l’una né l’altra e adesso proviamo a dimostrarvelo.
Pochi minuti di lettura senza impegno, durante una pausa o un caffè tornando per qualche istante un po’ bambini. Ma con un occhio al futuro, visto che vogliamo parlarvi un po’ delle possibilità di un’alternativa eco efficiente all’edilizia tradizionale. Bene, partiamo.

Chissà quante volte durante la vostra infanzia avete letto o ascoltato la ”Favola dei tre porcellini”, radicata nella tradizione fiabesca continentale.
Mai? Nessun problema, per chi non l’avesse mai sentita, qui spoileriamo brevemente la trama per iniziare in modo soft a ragionare sul perché forse dovreste prendere in considerazione l’idea di una casa di legno.
Per non cadere in versioni discordanti, nel rispetto delle English Fairy Tales di Joseph Jacobs del 1890, riprendiamo enciclopedicamente da Wiki:
“La storia inizia con i tre personaggi del titolo che vengono mandati nel mondo dalla loro madre a costruirsi una “casa” (vita). Il più giovane la costruisce con la paglia, ma il lupo la distrugge con un soffio e si mangia il maialino. Il secondo porcellino costruisce la sua casa con assi di legno, ma il risultato non cambia. Il terzo porcellino costruisce una solida casa di mattoni e il lupo non riesce né ad abbatterla né ad ingannare il porcellino con i suoi trucchi. Alla fine il lupo decide di entrare dal camino, ma cade nella pentola d’acqua bollente preparata dal terzo maialino e muore”.
Lo sappiamo. Il riassunto è un po’ freddino, nonostante l’epilogo felice (tranne che per il lupo ovviamente).

Il secondo porcellino, chiaramente legato al tema della sostenibilità energetica tanto da rischiare la propria incolumità, se avesse costruito la sua abitazione oggi, farebbe sicuramente parte del lieto fine.
Infatti l’obiettivo di questa leggera premessa è arrivare a sfatare qualche mito sulle costruzioni in legno che forse è radicato troppo facilmente nell’opinione comune quando si parla di abitazioni.
1) Aumento del rischio incendio
Il sillogismo legna e fuoco appare scontato ma a differenza di materiali come acciaio e cemento, le case in legno bruciano in superficie evitando il collasso su se stesse.
2) Aumento rischio crollo
Il legno aumenta la stabilità in caso di eventi sismici in quanto più flessibile e leggero. La flessibilità è fondamentale. Avete mai visto un video di un terremoto in Giappone?
3) Poco comfort e temperature instabili
Le strutture sono tutt’altro che precarie in ottica di lungo periodo grazie all’uso di specifiche qualità di legno che è il materiale termoisolante per eccellenza (ma sugli isolanti torneremo nello specifico)
4) Abitazioni precarie
Lo sviluppo tecnologico del settore ha fatto sì che, sia dal punto di vista estetico che da quello della stabilità, non ci siano differenze tra le abitazioni, se non la sostenibilità futura e il tempo di costruzione (una casa in legno è per la vita, sempre se si vuole).

Sperando di aver risolto qualche luogo comune, ora, chi ha sempre simpatizzato per il secondo porcellino, sognando di abitare in una calda, sostenibile e sicura casa di legno può prendersi la sua rivincita!